Autunno, tempo di bulbi.

Cipolle informi. Questo da piccola credevo fossero i bulbi. Finché un giorno la mia bisnonna, prima di accompagnarmi al torrente in cui mi dilettavo a raccogliere e poi lanciare ciottoli, mi spiegò che proprio da queste cipolle sarebbero nati in primavera i tulipani che tanto adorava mia mamma.

I bulbi mi mettono sempre un po’ in agitazione, come un bambino a dicembre che non riesce a contenere l’impazienza dettata dall’attesa. Perché di questo si tratta: di un’attesa. I bulbi sono sinonimi della pazienza e contrari della fretta. Oggigiorno sono uno schiaffo allo spirito imperante del tutto e subito. Con i bulbi non si può far altro che aspettare. E la gestazione è tanto lunga da farci dimenticare della loro esistenza. Quando i primi germogli faranno capolino dal terreno ancora freddo, ci sorprenderemo a ricordarci dell’esistenza di un popolo silenzioso che -discreto- ha passato l’inverno ad affrontare una metamorfosi per deliziarci.

Narcisi, tulipani, anemoni, giacinti, muscari e molto altro. Nel mio giardino spuntano a tradimento un po’ ovunque. Un ultimo scherzo del nonno, probabilmente, che pare averli piantati a casaccio per strabiliare i futuri guardiani del suo verziere.

Certo, con l’inganno, possiamo affrettare i tempi della loro fioritura fuori stagione. La stessa Emily Dickinson, come ci racconta Serena Dandini nel suo bellissimo compendio “Dai diamanti non nasce niente”, pare non fosse troppo incline a rassegnarsi all’attesa ricorrendo al vecchio metodo della forzatura. Ma perché farlo oggi, quando tutto ciò di cui c’è bisogno è un ritorno alla lentezza? Inoltre per ogni inganno c’è un prezzo da pagare: ” i bulbi forzati sono quasi sempre inutilizzabili per il futuro, spremono tutte le loro energie per andare contronatura e lei li punisce per sempre trasformandoli in inutili cipolle”. Io preferisco sorprendermi. A voi la scelta.

 

 

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