Ode all’olfatto

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Sulla scia del tuo odore vado verso climi affascinanti,
verso un porto stipato d’alberature e di vele
ancora affaticate dai flutti del mare,
mentre il profumo di verdi tamarindi,
che circola nell’aria gonfia le mie narici
e si fonde nella mia anima col canto dei marinai.

(Charles Baudelaire, Profumo esotico)

Tutto ciò che regala l’olfatto è una vibrazione. Un ricordo fugace, uno schiaffo sensoriale, un salto in un tempo fuori dal tempo. Davanti al naso altrui indietreggiamo pudichi perché -come giustamente osserva Gianni de Martino nel suo splendido libro Odori. Entrate in contatto con il quinto senso– “nella nostra civiltà, che educa fin da bambini a vergognarsi del proprio naso, l’odore corporeo così come viene dalla sua natura viene sostituito da un odore culturale tendente sempre più verso un generico non- odore di massa”. Il naso degli altri ci spaventa perché le sue narici giocano con l’intimità.

Siamo nell’era dell’immagine, il senso della vista è costantemente all’erta. Apriamo gli occhi e tappiamo il naso. Il ruolo dell’odorato è declassato, perché la conoscenza olfattiva sfugge alle classificazioni tanto care al sapere scientifico. L’olfatto è il senso dei folli. Suskind ci avverte: “il matto vede con il naso più che con gli occhi, e probabilmente la luce della ragione concessa da Dio ha dovuto brillare altri mille anni prima che gli ultimi residui della fede primitiva fossero dissipati.”

Eppure non possiamo rifiutare la forza di persuasione degli odori, poiché con il loro ausilio conosciamo l’amore, la morte, il dolore e la gioia. Gli odori raccontano la nostra storia, sono sfacciati e impertinenti nel chiederci costantemente: “ti ricordi quella volta…? ” Conservano i nostri segreti più intimi, segreti che pensavamo di aver dimenticato. Ci riportano prepotentemente in un respiro cosmico di cui siamo parte integrante, nell’universo sopra il quale, per umano egocentrismo, ci vogliamo elevare.

Sette miliardi di nasi. Ne ho presi in prestito solo alcuni, tanto diversi nei lineamenti come nella capacità che ognuno ha di SENTIRE e di provare emozioni, per invitarvi ad avere fiducia nel vostro naso: amatelo a prescindere dalla fisionomia poiché, parafrasando ancora De Martino, “ognuno, ognuna può ricevere non si sa da dove l’autorizzazione a vivere e a essere felice con il corpo e con il naso che ha”.

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