Storie di giardini, vita e pazienza.

Da bambina volevo fare due cose: la veterinaria (poi ho visto partorire una mucca e ho deciso che avrei adottato tutti gli animali del mondo ma che non sarei stata io ad operarli) e la giardiniera. Di quest’ultima aspirazione posso anche trovare la causa scatenante: la tombola dei fiori. Pomeriggi interi passati a memorizzare-per un vago senso di competizione che non mi abbandona tuttora- non solo le figure, ma anche i nomi da riciclare poi con effetti speciali nei partitoni di nomi-cose-città. A cinque anni il mio fiore preferito era la strelitzia. Oggi non saprei: mi commuovo anche di fronte al rosmarino.

A quanto pare poi ho il pollice verde ma non ho ancora capito se questo sia una fortuna o una maledizione. Mi spiego: quando vado al supermercato non scelgo la pianta più bella, ma quella che mi fa più pena e se potessi andare sul retro a recuperare tutti gli scarti lo farei senza esitazioni. Mi viene da piangere anche quando devo “buttare” le primule, che infatti non finiscono quasi mai nel verde, ma restano in un angolino fresco in attesa che per magia rifioriscano da sole. (Non voglio mentirvi: non succede quasi mai).

Non ho la pretesa di insegnarvi nulla, sia chiaro, perché alla fine sono diventata antropologa e di lavoro faccio la fotografa. Però nella prossima vita sicuramente farò la giardiniera quindi la mia non è tuttologia, ma un sincero anticipare i tempi sulle competenze che svilupperò in futuro.

Per anni il mio giardino è stato il balcone, oggi finalmente ne ho uno tutto mio, dal quale ho ereditato piante, bulbi, disposizioni più o meno casuali ma soprattutto frammenti di più anime e gusti personali che per forza di cose modificano anche le mie scelte e le scelte di chi arriverà dopo di me. Lo chiamo il mio Eden, ma è parte e contributo di un Eden più antico e collettivo che appartiene all’umanità intera. Nel mio frammento di paradiso, in ginocchio e con le mani sporche di terra e fango, io trovo la mia ispirazione. Per me il giardino è movimento, sperimentazione, poesia e profumo; creazione e catarsi. Quando mi sento triste compro qualcosa da piantare e per una frazione di secondo mi avvolge una sensazione di speranza. Se dovessi cercare di spiegarvi cos’è la felicità io vi di direi una gemma, una fogliolina appena nata. Se dovessi spiegarvi l’onnipotenza vi direi una talea che finalmente ha attecchito, perché l’anonimo che scrisse : “Chiunque voglia dominare il mondo dovrebbe cercare di governare un giardino prima” aveva terribilmente ragione.

Prendersi cura è una cura sublime. Io ho trovato la mia terapia per alleviare l’ansia, i problemi e tutte le brutture dell’egocentrismo. Quello che ricevo in cambio è vita e un’insperata attitudine alla pazienza.

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