Olfattologie: odori e sapori dal mondo

 

Ci sono odori che regalano felicità, altri che infondono tristezza. Ci sono odori di vita e odori di morte. Da sempre gli effluvi sono chiamati in causa nella dialettica tra bene/ male, purezza/ corruzione, ordine/ disordine: ciò che ha un buon odore è buono, ciò che ha un cattivo odore è cattivo. Secondo questa superficiale dicotomia, l’essere umano nel corso dei secoli ha giudicato e catalogato il Diverso.

Come giustamente osserva Alessandro Gusman nel suo bellissimo libro Antropologia dell’olfatto, “è chiaro che è in primo luogo attraverso i sensi che l’uomo stabilisce il contatto con il mondo e con gli altri esseri, e che proprio le percezioni sono perciò alla base di molti giudizi relativi all’altro”. Non dobbiamo tuttavia dimenticare che il nostro sensorium rimane soggettivo e legato alla nostra educazione culturale. Senza andare troppo lontano nello spazio, basti ricordare i cambiamenti apportati dalla rivoluzione percettiva nell’Europa del Settecento. Con la nascita della borghesia si afferma infatti la volontà di celare e distruggere gli odori corporei tramite la deodorizzazione e l’affermarsi di una nuova sensibilità percettiva legata all’igiene, alla pulizia e al rifiuto del decadimento organico, inevitabilmente legato ad ogni individuo a prescindere dall’origine geografica. Ma non intendo dilungarmi troppo sulla storia dell’olfatto- che meriterebbe certo più competenza e più spazio di un semplice articolo-solo sottolineare la relatività di ciò che per me viene considerato appetibile .

Le mie riflessioni sull’olfatto sono invece intimamente legate alla cucina, o meglio alle cucine con le loro infinite varietà di piatti e ricette: il naso è infatti il responsabile anche di ciò che noi definiamo gusto, poiché la sensazione positiva o negativa che proviamo mangiando dipende dall’aroma e non dal sapore di un cibo, come spesso si crede.

Infine, dedico una sezione di questo blog agli odori e ai sapori incontrati per le vie del mondo- perché la mia memoria è olfattiva- e questa consapevolezza a volte fa vacillare le mie certezze, mettendo in dubbio il predominio della vista sugli altri sensi.

Prima ancora delle fotografie, dai miei viaggi avrei riportato più volentieri una boccetta con il profumo del cedro di casa della nonna, il profumo della carne arrostita alla griglia dalla Spagna o ancora l’odore di whisky e piedi dalla Scozia e di spezie dai mercati indiani e francesi. Solo così le emozioni provocate da questi soggiorni sarebbero rimaste intatte e incorruttibili. Tutto questo però è magia.

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