Quando gli alternativi fanno le cover delle icone pop. Ryan Adams – 1989

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Allooooora, è sabato sera e sono a casa malaticcia. Colgo l’occasione del cazzeggio per parlarvi di uno dei motivi per cui vale la pena vivere: LA MUSICA.

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Volevamo dare impostazioni diverse ad ogni nostro post: Marta e i libri, Sara con la fotografia e le persone, io con la musica. Probabilmente arriveranno le playlist per ogni viaggio, oppure magari solo mini-post, come questo, in cui vi racconto un po’ come la vedo io. Ad ogni modo tanto vale cominciare con questo filone, e per favore non aspettatevi una linea dritta e continua, i generi saranno tanti, a qualcuno piaceranno, ad altri no… va così.

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Come primo post sull’argomento parto da una cosa gergalmente detta “cheasy” (cheap+easy), quindi accessibile, appetibile, piacevole. Vi voglio parlare di Ryan Adams  – sì senza la B – un cantautore statunitense che possiamo tranquillamente catalogare come Alternative Rock. Ci sarebbe una lunghissima digressione da fare sul discorso “Alternative“, che è quel genere che viene ben prima dell’indie e di tutte quelle protominchiate che sono andate di moda con questo appellativo e che poi sono diventate tristemente hipster, ma va beh, vi sarà il tempo per parlarne e litigarne.

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Tagliando corto: questo Adams qua, meno famoso di quello con la B, è bravo, fa delle cose di piacevole ascolto, masticabili dagli amanti del folk e dagli spreengsteeniani, da chi ascolta country, ma anche da chi se la vive bene con il pop. Nulla di impegnativo insomma.

L’ultimo lavoro di Ryan Adams è del 2016, ma io vi voglio parlare dell’album venuto l’anno prima, un album cover di quello di una sua ben più nota collega. Sì perché il signorino ha coverizzato “1989” della biondissima-staccodicosciachilometrico-facciadatopolino Taylor Swift.

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C’è da dire che il disco della Swift me lo comprai ai tempi, nonostante io venga da natali rock e da una crescita sui sentieri del metal core prima e dell’elettronica poi, ho per fortuna o sfortuna un orecchio molto pop, sia per l’era della nuova MTV, che per l’era di quella vecchia di MTV, quando ancora passavano le Hole e i Metallica nella stessa chart.

Beh il disco originale alla fine è senza infamia e senza gloria, ascoltabilissimo e divertente per esibizioni canore sulla tangenziale di milano in coda sia alle 8 del mattino che alle 8 di sera (in tange, si sa, la coda c’è a tutte le ore che contengano in qualche modo un “8”, anche nel minutaggio).

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Ma 1989 di Ryan Adams è, per sfiga della Swift, molto più bello. Ben studiato, equilibrato, fatto bene, ecco.

La scoperta dell’album cover è arrivata qualche tempo fa, parlando con un amico:

“OH! Ryan Adams ha fatto la cover di 1989!”-“Cazzo dici? non è di quest’anno e neanche dell’anno scorso”- “Oh, me l’hanno detto adesso!”-“verifico…trovato! Ascolto”. E ho ascoltato.

La tracklist è quella, giustamente, del disco originale, e i pezzi più molli sono i singoloni della Swift. Questo dà modo di dare spazio al resto del disco. Se avete tempo e siete nel mood del disimpegno semiacustico…

Welcome to New York – 3:18
Blank Space – 3:21
Style – 2:44
Out of the Woods – 6:07
All You Had to Do Was Stay – 3:30
Shake It Off – 4:06
I Wish You Would – 3:44
Bad Blood – 3:55
Wildest Dreams – 5:21
How You Get the Girl – 3:50
This Love – 4:45
I Know Places – 5:14
Clean – 4:23

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