Le otto montagne di Cognetti: dove cercarle, dove trovarle

Otto montagne Cognetti

“Non puntarono a est, da dov’erano venuti, ma a ovest, come proseguendo la fuga: verso l’Ossola, la Valsesia, la Val d’Aosta, montagne più alte e severe. Mia madre poi mi avrebbe raccontato che, la prima volta, fu invasa da un inatteso senso di oppressione. Rispetto ai profili dolci del Veneto e del Trentino quelle valli occidentali le sembravano anguste, buie, chiuse come i gole; la roccia era umida e nera, torrenti e cascate scendevano dappertutto. Quanta acqua, pensò. Deve piovere moltissimo qui. Non si rendeva conto che tutta quell’acqua nasceva da una sorgente eccezionale, né che lei e mio padre ci stavano andando proprio incontro. Risalirono la valle finché non furono abbastanza in alto da uscire di nuovo al sole: lassù il paesaggio si aprì e all’improvviso, davanti agli occhi, avevano il Monte Rosa. Un mondo artico, un eterno inverno che incombeva sui pascoli estivi. Mia madre ne fu spaventata. Mio padre invece diceva che fu come scoprire un altro ordine di grandezza, arrivare dalle montagne degli uomini e ritrovarsi in quelle dei giganti. E naturalmente se ne innamorò a prima vista.”
(Paolo Cognetti, Le otto montagne)

Spesso i viaggi iniziano con l’ispirazione che arriva da un film, una foto, una canzone. Quasi sempre da un libro. Ci creiamo in testa una geografia privata degli “andrò”, fatta di tutti quei luoghi che per affinità sentiamo nostri prima ancora di averci messo piede. Per me sono gli Stati Uniti del Sud con il caldo pesante delle estati sul Mississippi, i riad di Marrakech, le brughiere dello Yorkshire che si sono dispiegate davanti ai miei occhi dalla prima pagina di Cime Tempestose.

Normalmente per passare da semplice ispirazione a viaggio reale ci vogliono anni. Più raramente, invece, tra lettura e decisione di partire passano pochi mesi. Quasi mai si tratta di giorni. Questa volta è stata questione di ore. Chiuso il libro, fissato il muro per venti minuti buoni, aperto Booking e prenotato il weekend. Certo, non stavo leggendo di India o Sud America, ma poco cambia: la spinta ad andare a mettere i piedi nei luoghi di cui avevo appena finito di leggere era talmente forte che probabilmente mi sarei buttata anche se ci fosse stato di mezzo un volo.

Così, nel pomeriggio del primo giorno dell’anno, mi sono trovata con un fine settimana prenotato in montagna, ma fuori dalla frenesia delle piste piene di sciatori milanesi della domenica o dalle blasonate valli altoatesine. Le cime che dovevo andare a vedere con i miei occhi erano quelle de Le otto montagne di Paolo Cognetti – e sempre grazie Signore per avermi piantato qui dove mi hai piantato – non stanno poi così lontano da casa mia. Un’ora e mezza scarsa di auto e sei lì, al cospetto del Rosa: “… arrivare dalle montagne degli uomini e ritrovarsi in quelle dei giganti”.

Alpe Pile, Alagna Valsesia
Alpe Pile, Alagna Valsesia

Cosa c’è di tanto incredibile in questo libro da portarti a prenotare un viaggio  nel giro di un’ora? Di incredibile nulla, ma di credibile, di comune  – nel senso di qualcosa che ci accomuna – e di reale, c’è tanto. A partire dai luoghi: sebbene Le otto montagne sia ambientato in un paese fittizio, Grana – ai piedi del Monte Rosa – i riferimenti biografici dell’autore e le descrizioni vive delle sue pagine rimandano alla Val D’Ayas, e in particolare a Brusson e le sue frazioni, dove effettivamente Cognetti si è trasferito dopo aver lasciato la città per la montagna.
Quindi sì, in qualche modo potremmo dire che è in questa valle e in questi paesi che prende vita la storia di Pietro e Bruno, e forse non avrebbe potuto farlo da nessun’altra parte.

 

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Le otto montagne è un libro bellissimo che parla dell’amicizia tra due bambini, uno di città e uno di montagna, che passano le estati d’infanzia insieme, alle pendici del Monte Rosa. Due ragazzi che crescono, si allontano, si ritrovano, si capiscono, dopo anni. E lo fanno nella maniera ruvida e selvatica di tante amicizie maschili, dove non servono parole, i gesti sono quelli pratici e concreti che non chiedono spiegazioni e danno invece risposte. Ma è anche la storia di un padre e di un figlio che si capiranno quando sarà forse troppo tardi, e di una coppia di sposi che ha consacrato il proprio amore sull’altare di una montagna da cui ripartire insieme, nel ricordo di un dolore.

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Cognetti scrive meravigliosamente, il suo è un italiano che riesce a essere prezioso senza sembrare pretenzioso – mai banale, mai all’estremo opposto sterilmente virtuosistico – e che dà il suo meglio nelle descrizioni: mai le montagne che vedo dalla mia finestra mi erano sembrate tanto attraenti nella loro aspra maestosità.

Perciò, ispirata dalle pagine del libro, ho scelto un paesino ai piedi del Rosa e ho pregato perché ci fosse neve, tanta neve, a fine febbraio. Ho forse prenotato a Brusson, la Grana de Le otto montagne? Certo che no, perché la pazienza non è la mia prima qualità, e non trovando subito informazioni esatte in internet sulla corretta corrispondenza tra località reali e fittizie del libro, sono andata sostanzialmente a caso (ma senza sbagliarmi di troppi km, per altro). Se avessi aspettato un po’, forse avrei lasciato il tempo al mio amico che passa le estati nella Val d’Ayas di Cognetti di darmi le giuste indicazioni, e non avrei sbagliato versante del Rosa.

Otto Montagne Cognetti 6

Ma nonostante tutto, a fine febbraio la neve c’era, e tanta. E la Valsesia non ha niente da invidiare alla Val d’Ayas, in quanto a panorami e cime. Pareti alte, nere, valli strette, gole profonde, e all’improvviso il Rosa. Arrivare dalle montagne degli uomini e ritrovarsi in quelle dei giganti.

Dove dormire: Casa Walser, Riva di Valdobbia (VC)
Dove mangiare: Rifugio Pastore, Alpe Pile – Alagna Valsesia
Cosa vedere: Parco Naturale Alta Valsesia; Museo Walser – Alagna Valsesia

La vista dal Rifugio Pastore all'Alpe Pile
La vista dal Rifugio Pastore all’Alpe Pile
Peccia, Valsesia
Peccia, Valsesia
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Peccia, Valsesia

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