Thailandia

Dovevamo andare a New Orleans, poi in Cile e alla fine d’impulso siamo andati in Thailandia.

Non chiedetemi in base a quale logica perché in realtà non l’ho ancora capito io. D’altra parte la mia playlist in macchina rasenta la schizofrenia: Thchaikowsky- Beatles- Mariah Carey (sì, anche ad agosto)- ACDC- Edith Piaf- Punkrock- Oasis- Colonne Sonore varie- Jazz in classic – Jazz Manouches- De Andrè- Blur. Ok, basta altrimenti l’articolo rischierebbe di diventare un lunghissimo tentativo di giustificare i miei gusti musicali.

Alla fine- si diceva- Thailandia. Ah, ma quale? Non mi piacciono le vacanze in spiaggia e ragiono sempre come se avessi lo spettro della vecchiaia sulla spalla: conviene farlo adesso, finché si può. Dormire in posti scomodi, camminare per chilometri, prendere mezzi locali, angusti e improbabili. Questo per me è il viaggio ideale.

Per settimane la decisione era chiara e limpida: ci si ferma al Nord. La Thailandia è grande. La prima volta è bene concentrarsi e visitare con CALMA una zona precisa. Ok, razionale. Qualche sera prima di partire ho stravolto l’itinerario.

“Insomma, come saltare Sukhotai? E Lampang? Ho letto che qui girano ancora le carrozze con i cavalli! Oh, guarda! A Lopburi è pieno di scimmie, cioè ti saltano proprio addosso! Ho sempre desiderato litigare con le scimmie. Eh, però se andiamo a Bangkok non possiamo saltare i mercati galleggianti. No, non quelli in città. Quelli a ottanta chilometri che sono più “autentici” e poi già che ci siamo andiamo al mercato del treno a Maeklong. Oh, quando mai ti ricapita di vedere un treno che passa in mezzo alle bancarelle? Andiamo in treno da Bangkok verso Chiang Mai. No, andiamo da Chiang Mai verso Bangkok. No, forse qui è meglio prendere gli autobus locali. A Sukhotai comunque si possono affittare le biciclette. Un giro in carrozza a Lampang è d’obbligo”.

Ecco, questo è stato l’incipit. Nei prossimi articoli vi racconterò le varie tappe. (Dove prometto di essere meno disordinata).

Impressioni generali?

Sono un’antropologa e come tale non ho mai sopportato le classificazioni tipo” gli italiani sono così, i tedeschi cosà”. Tuttavia mi sento di confermare uno stereotipo: da nord a sud la caratteristica principale delle persone è la GENTILEZZA. E’ così davvero. Sono tornata il primo di dicembre in Italia con la punta del naso gelata e il cuore ancora caldo. Con nuovi significati da attribuire a parole ormai scontate. Una tra tutte: GRAZIE.

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