Torino is always a good idea!

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Capita di doversi recare a Torino per motivi vari: la gita con le scuole elementari al museo egizio, lavoro, visite a parenti o anche, come nel mio caso, per il fatto di non essere potuta andare al celeberrimo Coachella ed aver scelto quindi, ripiegando per soluzioni alternative e meno invasive a livello di portafogli, di andare al festival TODAYS 2016 (Non vi dico niente se non: meraviglia).

Si pensa a Torino e subito il campionario di immagini che ci si presentano davanti è costituito da gianduiotti, triangolo industriale, FIAT-Marchionne-Elkann (qui vien da desistere eh, che il maglioncino tinta unita e gli interni camou della 500 non mi fanno esattamente gola), museo egizio, museo del cinema, il Po…ma quindi? Quindi la verità è che Torino è altro, molto di più.

Partiamo dal fatto che, per me che il mare è quello della Liguria e i parenti più vicini stanno a Biella, questa città rappresenta un punto equidistante tra la sensazione di vacanza e le architetture tipiche della trasferta per mangiare la lasagna della zia, un misto di pianura che non corrisponde alla Padana, ma solo a quella sua parte che sta a ovest di Pavia, con le strade larghe e dritte, gli infissi e le tettoie degli anni ’50, il mare distante ma non troppo e le montagne vicinissime anche se non abbastanza. A Torino l’orizzonte è a portata di mano e questa cosa a me dà una sicurezza senza pari.

Premessa: la metropolitana è piccina ma ben funzionante, gli autobus ci sono eccome, la viabilità in macchina è inaccettabile. Insomma scegliete qualsiasi mezzo per muovervi in città, ma lasciate perdere l’auto; questo non tanto perché è scomoda, ma perché le segnaletiche orizzontale e verticale tendono un pochino a confondere, quindi preparatevi: un paio di vie contromano è matematico che ve le facciate. Però, ovviamente c’è un però, Torino è una delle poche città in cui zone industriali riadattate o smesse o riqualificate sono perfettamente centrificate ed è facile quindi imbattersi in spazi enormi a due passi dalle bellezze del centro, viali infiniti con carreggiate a tre o quattro corsie in mezzo alle zone residenziali.

E qui guidare diventa una bellezza (soprattutto se siete sul finire dell’estate, è sera e in macchina avete a cannone Fascination Street dei Cure).

Detto ciò, ormai dovreste averlo capito, la mia regola è “vado e mi perdo e se mi perdo lo faccio a piedi”. Armata di nessuna guida o cartina e tempo sufficiente da non avere fretta, me la sono girata un passo dopo l’altro senza sapere, se non a posteriori, dove fossi.

L’unico ricordo vivo che avevo di Torino, prima di tornarci quest’anno alla fine di agosto, era della gita in terza liceo, e di quella gita ricordo solo il parco del Valentino  in primavera, pieno di tulipani, scenario che chiaramente non mi si è riproposto. Quello che ho trovato invece sono stati piccoli scorci silenziosi di una città che si mostra discreta e con un fascino d’oltralpe, come fosse una Parigi meno snob, meno fredda (insomma ad agosto, che fosse calda e silenziosa non c’è da stupirsi, ma comunque…).

Piazza Maria Teresa

Passeggiando lungo via Giolitti, superando piazza Maria Teresa, poi tornando su Cavour e arrivando in piazza Carlo Alberto, sempre infilandosi tra le stradine e le parallele, fino a piazza Catsello, Palazzo Reale con i suoi giardini, tutto di Torino sembra ed è un po’ nostalgico, lascia addosso quella sensazione del non poterti appartenere fino in fondo, perché pare davvero di non essere in Italia o pare almeno di essere in un’altra Italia.

Giardini Reali

 

Università degli Studi

Il centro del centro, via Roma, piazza San Carlo e il Castello, quelli sono noti, belli, pieni di gente, di turisti, di ragazzini in skate e di protomodelle, vale comunque sicuramente la pena guardarsi introno anche lì…

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Via Pietro Micca

Immancabile la scenetta del “Quello lì è uno stagno, mica il Po! Là da noi (sul Delta) il Po è largo un chilometro e la corrente è forte-Alice, quello è il Po-no, non lo è- sì, lo è- no, non lo è -google maps- sì, è il Po.-MAPORC******”.

Ponte Umberto Primo

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Torino è davvero una piccola Parigi: i tetti, le vie, le case, i balconi e i fiori alle finestre la rendono amabile, non stucchevole o troppo romantica, piena di storia, mai noiosa.

E scusate, ma le robe del tipo una cosa vecchia e una nuova di fianco, il lato A e il lato B della cassetta o della strada, a me fanno stare bene, perché fermarsi da una parte sola è un peccato.

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Le case degli altri…

Personalmente ho adorato tutta la zona che dall’inizio di via Baretti (fermata della metro Marconi), parallele e traverse comprese, arriva fino al Parco del Valentino. Qui sì, si respira aria Boho-piemontese che ciao Montmartre e ciao Navigli. Tanti localini, per tutti i gusti e tutte le tasche, ma è qui -più che altrove- che dovete alzare lo sguardo verso le case, è qui che Torino si mostra più bella di quello che uno se la ricorda, perché uno questa Torino non se la ricorda del tutto dato che in gita alle medie è facile che non l’abbia proprio vista.

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Fame non ne abbiamo mai.

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Resta una cosa poi, di cui non ho nessuna foto: questa città è la capitale universale delle insegne al neon anni ’80/’90. Sono ovunque, senza vergogna, su tutti i palazzi a qualunque latitudine della città, in centro come in mezzo ai capannoni, in stazione o tra i negozi più alla moda. Cose che non si vedono più altrove, che farebbero stantio e tristezza, mentre qui sono una bandiera e di demodé non hanno niente anzi, vien quasi voglia di ordinarsi un crodino con due noccioline anche se l’insegna è quella del kebabbaro (sul crodino non mi esprimo, abbiamo faide aperte in famiglia su questa faccenda, ma rende bene lo scenario). Un’altra Italia e anche un altro decennio.

Ora decidete voi se “Torinese: falsa cortese”. Io dico solo, a questo punto, che Torino è sempre un’ottima idea.

Ciao Parigi, con te ci vediamo un’altra volta.

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