Autunno culinario. Di formaggio, vino e castagne.

Quanti chilometri siete disposti a percorrere per ritrovare un sapore che custodisce un ricordo? Nel mio caso quattrocentosessantatove. Siamo a Banon in Provenza e -così su due piedi- il titolo potrà sembrarvi un ossimoro. Nell’immaginario comune la Provenza è lavanda, cicale, sole. L’estate per eccellenza. Eppure è da maggio a novembre il periodo migliore per degustare una perla culinaria prodotta proprio in questo piccolo paesino medievale nella zona sud orientale della Francia.

Ma procediamo con ordine.

Anni fa, seduta al tavolo di un cafè di Valensole, il cameriere mi propose l’assaggio di un formaggio che ben si sposava con il vino locale che stavo bevendo.

Ecco, io quella prelibatezza avvolta in foglie di castagno legate con la rafia -così squisitamente simile a un pacchetto regalo- me la sono sognata anche di notte. Solo che quel giorno stupidamente mi limitai a divorarla e non a chiedere il nome.

Devo ringraziare Peter Mayle, autore di quello splendido “bigino” intitolato “PROVENZA dalla A alla Z” per aver svelato l’arcano alla lettera B.  Se siete appassionati di formaggi, allora scolpitevelo a caratteri cubitali nella vostra memoria olfattiva. No, forse meglio sulle vostre papille gustative: BANON. Un fromage de chevre, ovvero un formaggio prodotto con latte di capra sulle montagne del Lure, di cui nessuno meglio di Mayle è riuscito a descriverne il gusto: “morbido e soffice, il Banon è un formaggio che non grida, sussurra (…) Per mantenere morbide le foglie e impedirne la sfaldatura, prima dell’uso le si impregna di vino o di marc che, combinandosi con il tannino già presente nelle belle foglie di castagno, dà al formaggio quel sapore inconfondibile-cremoso ma non insipido- che già i romani trovavano così gradevole.”

A Banon quindi ci potete andare tutto l’anno. In autunno per celebrarne i sapori.  La terza domenica di maggio per la Fête du fromage. Oppure a Luglio per fare un picnic con vino e formaggio in uno degli innumerevoli campi di lavanda che circondano il paese. Le guide consigliano un vino bianco o un rosso leggero di Les Baux-en-Provence o del Luberon per il Banon meno stagionato e un muscat di Beaumes-de-Venise per gli esemplari più maturi.

Ora vorrei trovare una frase ad effetto, per concludere degnamente l’articolo. Ma la verità è che mi è venuta fame e una gran voglia di salire in macchina per perdermi ancora una volta tra le strade di Francia.

 

 

 

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