Sun Studios a Memphis, tempio del Rock’n’Roll

Million Dollar Quartet

Chiunque abbia anche solo un minimo interesse nella musica e nella storia del rock, non può non aver mai sentito parlare della Sun Records e dei suoi studios di registrazione a Memphis.
Perciò, se vi trovate in questo angolo del Tennessee, una visita al Birthplace of Rock’n’roll – come viene orgogliosamente chiamato dagli abitanti di Memphis – è d’obbligo.

La sede dell’etichetta e dello studio di registrazione che hanno fatto la storia della musica si trova al 706 di Union Avenue, in un’area che, pur non essendo lontana da Beale Street – la via pedonale dei locali e della musica in strada a tutte le ore – sa già di anonima periferia.
Ma la storia che è passata per le sale del 706 di Union Avenue è tutt’altro che anonima.

Sun Studio Collage 1

La Sun Records era stata fondata inizialmente nel 1950 come Memphis Recording Service da un’idea di Sam Philips, che all’epoca lavorava come DJ e fonico per piccole emittenti locali. Nato da una famiglia poverissima dell’Alabama, Philips raccoglieva da bambino il cotone nei campi fianco a fianco con la gente di colore che cantava e lavorava, lavorava e cantava. E quei canti gli erano rimasti talmente addosso che una volta cresciuto aveva capito che la sua missione nella vita sarebbe stata portare ai bianchi la musica dei neri. Aprì perciò un’etichetta e un piccolo studio dove dare la possibilità di registrare a tutti quegli artisti che venivano rifiutati altrove. Nel 1951, tra le varie band sconosciute che chiedevano di affittare gli studios per qualche ora, agli Sun Studios misero piede Jackie Brenston e i Delta Cats, capitanati da un 19enne Ike Turner, per registrare la loro Rocket 88. Era nato il Rock’n’Roll. La Sun Records era pronta per decollare.

Nomi destinati a diventare stelle nel firmamento del rock’n’roll e del blues, come Howlin’ Wolf e BB King, registrarono qui il loro primo disco, e la fama della Sun iniziò a crescere fino ad una calda mattina dell’Agosto del 1953, quando la fortuna bussò definitivamente alle porte degli studios di Philips. E quella fortuna aveva la faccia -e la voce- di un ragazzino di 18 anni fresco fresco di diploma, che aveva messo da parte il necessario per pagare la registrazione di un paio di canzoni come regalo di compleanno per la madre.
“Come ti chiami?” chiese Marion Keisker, segretaria, assistente e braccio destro di Philips a quel ragazzetto educato. “Elvis Presley, ma’am”.
“E che genere canti?”
“Qualsiasi cosa, canto qualsiasi cosa.”
“D’accordo, ma a chi ti ispiri quando canti? A chi pensi di somigliare?”
“Mi dispiace ma’am, non somiglio a nessun altro”.

Elvis registrò i suoi due pezzi, pagò e uscì. Phillips quando li ascoltò non rimase particolarmente impressionato. Si annotò “Possibile buon cantante per dei lenti. Tenere.” e poi non ci pensò più. Ma il suo tarlo, quello che non lo faceva dormire la notte, era sempre e solo uno: “Se riuscissi a trovare un bianco che canta come un negro, e con lo spirito di un negro – diceva ai suoi collaboratori – diventerei miliardario”.

L’anno dopo acquisì i diritti di una ballad, e si ricordò di quel ragazzino portato per cantare i lenti. Lo chiamò, gli fece registrare il pezzo, ma non ne rimase soddisfatto. Mancava sempre qualcosa. Disse a Elvis di andare avanti e suonare tutti i lenti che gli venivano in mente, ma ancora niente. Fino a quando a notte fonda, mentre stavano per spegnere l’impianto di registrazione e andare a casa, Elvis prese in mano la chitarra e iniziò a suonare una versione molto più veloce e ritmata di un pezzo del ’49, That’s all right mama, dimenandosi tutto. I musicisti che lo avevano accompagnato nelle registrazioni ripresero in mano gli strumenti e cominciarono ad andargli dietro. Philips riaccese il nastro di registrazione. “Che cos’era questo?” chiese al ragazzo quando questo si calmò. “Non lo so signore”. Philips aveva finalmente in mano il sound che cercava. Tre giorni dopo Dewey Phillips, un famoso DJ di Memphis, passò per la prima volta il pezzo alla radio. Gli ascoltatori iniziarono a chiamare per sapere chi fosse quel cantante. E continuarono a chiamare, ancora e ancora. La radio passò a ripetizione “That’s all right mama” per due ore continue. Era nato il mito di Elvis.

Sun Studios Elvis

Il secondo episodio a cui è legato il mito degli Sun Studios di Memphis è quello passato alla storia come Million Dollar Quartet.

È il 4 dicembre 1956. Per uno di quegli incroci astrali fortuiti benedetti dal Signore, Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Johnny Cash e Carl Perkins si trovano per caso tutti insieme all’interno della sala di registrazione della Sun. Non sono tutti all’apice della fama: Jerry Lee Lewis è conosciuto solo nei dintorni di Memphis, e Johnny Cash non è ancora il man in black che tutti conosceranno. Ma prima ancora di essere astri nascenti, sono giovani, sono musicisti e hanno voglia di divertirsi. Perciò iniziano a fare quello che fanno tutti i musicisti quando hanno davanti un piano e una chitarra: cominciano a cazzeggiare.

Chi è lì agli Studios si rende conto che è di fronte ad un momento storico. Il fonico non dice niente ai quattro ragazzi, attacca l’impianto senza farsi vedere e inizia a registrare. Philips chiama un suo amico giornalista che arriva con un fotografo a fare un paio di scatti. Ed è subito Storia: The Million Dollar Quartet, perchè tutti insieme quei quattro ragazzi davanti ad un piano valgono un milione di dollari.

Sun Studios Collage2

La visita guidata alla Sun Records finisce in quello studio, davanti a quel piano, con quella foto storica alle spalle. L’ufficio in cui un’ignara Marion Keisker accolse per la prima volta un diciottenne Elvis Presley è rimasto identico ad allora, così come non è cambiato di una virgola l’arredamento dello studio di registrazione. C’è un microfono in mezzo alla sala. È vecchio, il metallo dell’asta inizia ad ossidarsi nonostante le migliaia di mani emozionate che ogni anno lo sfiorano, ma il peso della Storia è tutto concentrato lì dentro, in un microfono del 1953 in cui un ragazzino che faceva il camionista registrò una canzone come regalo per il compleanno della mamma.

Sun Studio Collage 3

Sun Studios 3

Sun Studios 2

Benvenuti agli Sun Studios, benvenuti nel Birthplace of Rock’n’roll, benvenuti nella leggenda.

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