Rosso, arancione e giallo. I colori di Roussillon.

Ho un debole per i colori. Nel senso che mi piace proprio colorare. La mia fissazione risale a ben prima della moda dei Colouring Books (anche se ringrazio chiunque abbia deciso di sdoganare questo meravigliosa esigenza infantile). Prima che venisse universalmente accettato io andavo alla coop o dal cartolaio a scegliere degli album per il mio figlio/nipote immaginario. Trovavo solo album con paperi, principesse o macchinine ma l’importante -in definitiva- era la scelta degli accostamenti. Ricordo perfettamente che alla scuola materna tra i pastelli di cera era impossibile trovare il color oro, perché qualcuno se lo intascava oppure perché la suora- onde evitare spargimenti di sangue- lo faceva sparire (non sono mai riuscita a scoprirlo). Il pastello color oro era la mia ossessione, ma essendone perennemente sprovvista mi toccava ripiegare sul beige e di conseguenza usare colori caldi per non stonare con l’insieme. (Sì, ero già dotata di buongusto all’asilo: il Buongusto è una dote innata).

Poi un giorno scegliendo l’itinerario per una delle mie gite in Provenza scopro l’esistenza del Sentier des Ocres e il mio antico trauma infantile è tornato prepotentemente a galla. Dovevo immergermi in quel panorama dai toni ardenti. Dovevo toccare, accarezzare con le mie mani quella tavolozza naturale. Così dopo aver attraversato campi viola di lavanda, cieli blu macchiati di nuvole e verdi boschi incontaminati, il mio incontro con la terra rossa è stato -scusate la banalità dell’aggettivo- struggente.

Il sentiero si trova a meno di 100 metri dalla splendida Roussillon le cui case e botteghe si confondono con la terra circostante. Una passeggiata per le sue vie dai nomi poetici e per gli anfratti romantici è caldamente consigliata da tutte le guide. Io ve la raccomando -soprattutto d’estate- per fermarvi a bere qualcosa in uno dei suoi innumerevoli barettini così squisitamente francesi.

Un posto magico non può non avere una leggenda su un qualche amore infelice e anche qui non manca la tragedia. D’altra parte siamo in Occitania, terra di trovatori.

Protagonisti sono i giovani Guglielmo e Sermonda. Lui un affascinante trovatore, lei infelice sposa di Raimondo d’Avignone, signore del borgo verso la fine del XII secolo. Come ovvio tra i due scoppia una passione impetuosa e irrefrenabile interrotta brutalmente dall’ira funesta del marito tradito. Venuto a conoscenza dell’inganno Raimondo uccide e strappa il cuore ardente del suo giovane avversario e -non contento di cotanta barbarie- impone al cuoco del castello di cucinarlo per cena alla moglie. Sermonda, non potendo sopportare questo atto di cannibalismo amoroso, si gettò dalla falesia su cui sorgeva il palazzo. I due amanti furono seppelliti sbrigativamente in una fossa nei pressi di Roussillon, ma il loro sangue tinse per sempre di rosso tutto il paesaggio circostante.

La spiegazione razionale invece è tutta geologica. I cartelli informativi disseminati lungo il circuito non mancheranno di istruirvi a riguardo. Se avete tempo fermatevi anche a visitare il Conservatoir des Ocres et Pigments Appliqués, dove potrete apprendere tutto quel che c’è da sapere sull’utilizzo dei pigmenti colorati e visitare la fabbrica che già nel 1700 iniziò a sfruttare queste tinture naturali in modo industriale.

Il percorso delle Ocre è organizzato in due sentieri rispettivamente della durata di trenta e sessanta minuti, che vi daranno la possibilità di attraversare la Valle delle Fate e la Falesia dei Giganti immergendovi letteralmente nel colore rosso, arancione e giallo. Quindi, toglietevi subito di dosso i vestitini chiari e di pizzo che avete usato per fare le foto nei campi di lavanda! Le ocre del Luberon non perdonano.

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