Il mito del Re:  a Memphis e dintorni nel nome di Elvis

Elvis Week Memphis

Memphis è bella sempre, che siate fan del Re del Rock’n’Roll o meno. Ma se c’è una settimana all’anno in cui davvero la prima città del Tennessee si trasforma nella capitale d’America, è quella che precede il 16 agosto, data della morte di Elvis Presley. Che poi per me NO NO e ancora NO, The King non sia morto, è un altro discorso che giustamente ai più non interesserà ma io dovevo dirlo.
Se già di per sé normalmente la città gira intorno al culto del Re, nella Elvis Week si raggiungono vette di follia che raramente vi capiterà di vedere altrove. Eventi ad ogni ora del giorno e della notte: concerti, tributi, l’elezione del sosia dell’anno, code infinite per entrare a Graceland, aste con memorabilia e oggetti personali di Elvis, serate a tema, incontri con i suoi musicisti, incontri con Priscilla e Lisa Marie Presley, gare di corsa a cui partecipare con parrucca, basette e occhiali da sole dorati (c’è chi osa anche tutina bianca a zampa di elefante con mantellina in stile Las Vegas), veglia notturna con migliaia persone che arrivano da tutto il mondo per sostare in silenzio con una candela accesa davanti alla tomba del Re. Può sembrare una pacchianata. Un’esagerazione. Un’ossessione. E in qualche senso lo è. Ma l’atmosfera che si respira a Memphis in quei giorni è unica, e non ha eguali.

Memphis Vetrine

Al di là della seconda settimana di Agosto, però, Memphis ha molto da offrire agli appassionati della musica di Elvis e anche ai semplici curiosi: vi proponiamo un itinerario nei luoghi chiave che hanno visto la nascita, l’ascesa alle stelle e il declino amaro della più grande rock star di sempre.

Il luogo dai cui scegliamo di partire è chiaramente Graceland, la casa-mausoleo che Elvis comprò per la propria famiglia, dove visse con Priscilla e Lisa Marie, dove morì il 16 Agosto 1977 e nel cui cimitero ora riposa insieme alla nonna e ai genitori.

Graceland entrance

graceland exterior

Graceland si trova poco fuori Memphis, ed è al momento la seconda residenza più famosa e visitata degli Stati Uniti dopo la Casa Bianca. Per questo motivo è assolutamente necessario prenotare i propri biglietti con largo anticipo. La visita della tenuta vi porterà via non meno di tre ore, quindi il nostro consiglio è di prenotare il vostro ingresso per l’orario di apertura, in modo da poter occupare comodamente tutta la mattinata. La visita tradizionale si svolge in autonomia con audioguida e tablet, e nonostante la mancanza di tour guidati, la quantità di informazioni e curiosità che vengono fornite è più che soddisfacente. Non è possibile visitare la camera da letto privata di Elvis e la suite principale, che restano ad uso privato di Lisa Marie Presley, né il bagno in cui si dice che sia morto (e questa è stata l’unica grande delusione della giornata, devo ammetterlo), ma la visione della Jungle Room con cascata interna, della Television Room dove Elvis guardava i programmi di tre televisioni diverse contemporaneamente, e la stanza da biliardo con le pareti e il soffitto ricoperte da 350 metri di stoffa plissettata non deluderanno gli amanti del kitsch.

Il salotto
Il salotto
La TV Room
La TV Room
La sala del biliardo
La sala del biliardo

Graceland collage

Il percorso di visita termina nel “giardino della meditazione”, che ospita una fontana ai cui piedi si trova la tomba di Elvis. Il tutto è ovviamente scandito dalle canzoni del Re, ed è costruito in modo da portare il visitatore al culmine della commozione davanti alla lapide. Questo cosa significa? Che ho pianto, e molto. Ovviamente. Ma tanto non ero l’unica.

Graceland Tomba

Lasciata Graceland la tappa successiva è l’Arcade Restaurant. Situato a due passi dal National Civil Rights Museum, dedicato a Martin Luther King e alla lotta per i diritti civili in America, è il caffè più vecchio di Memphis (1919). La cosa interessante per noi, però, è che era anche il locale preferito di Elvis, che da cliente regolare aveva il suo tavolo riservato (ora segnato da un meraviglioso e trashissimo cartonato ad altezza reale). Cosa ordinare dal menu? Ovviamente un Peanut Butter’n’Banana Sandwich, quello che Elvis adorava (pare se ne mangiasse anche una dozzina al giorno) e che l’avrebbe portato all’infarto sul water. Pane fritto nel burro, banana a fette e abbondante burro di arachidi (volendo aggiungono anche il bacon ma no, non ce la siamo sentita): in teoria un suicidio calorico, in pratica una delle cose più buone che io abbia mai mangiato.
Una chicca per i cinefili. L’Arcade compare in diverse pellicole:  Great Balls of Fire, Il Cliente, Il Socio, 21 Grammi, Walk the Line – Quando l’amore brucia l’anima, ed Elizabethtown. A differenza di quello che viene detto in quest’ultimo, però, qui non servono il miglior chili d’America. Semplicemente, non servono chili.

Memphis Arcade

Arcade Collage

Per concludere la giornata dedicata ad Elvis, una tappa obbligata è quella ai Sun Studios, lo storico studio di registrazione della Sun Records di Memphis, una delle etichette discografiche più importanti degli anni ’50, che aveva sotto di sé miti del calibro di Jerry Lee Lewis, Carl Perkins, Roy Orbison, Johnny Cash. E ovviamente Elvis, che qui registrò il suo primo disco. La storia del suo ingresso alla Sun è ormai una leggenda, e merita un post a parte.
La visita ai Sun Studios concluderà degnamente una giornata vissuta nel mito di Elvis.

Memphis Sun Studio

Se avete invece a disposizione un giorno in più, il nostro consiglio è quello di prendere la macchina in direzione Sud, passare la linea di confine col Mississippi, viaggiare per circa un’ora e mezza e raggiungere Tupelo, dove tutto ebbe inizio.

Se il nome di Elvis è infatti indissolubilmente legato a quello di Memphis, dove si trasferì all’età di tredici anni, la sua città natale è in realtà una cittadina di poco più di trentamila abitanti, decisamente meno famosa. A parte una Main Street classica con qualche emporio e qualche ristorante, Tupelo non ha molto da offrire ai turisti. L’unica vera attrazione si trova poco fuori dal centro, ed è la riproduzione fedele della casa in cui Elvis nacque l’8 gennaio 1935. Una shotgun – poco più di una baracca- confinante con i quartieri neri. Perché la famiglia di Elvis non era povera: era poverissima. Lavoratori precari del Sud, quelli che venivano chiamati “White trash – feccia bianca”, un gradino appena sopra i neri. La casa non ha che due stanze (camera da letto e cucina) e una veranda. Il bagno era fuori. A fianco della shotgun c’è la chiesa originale che frequentavano Elvis e i suoi genitori, smontata dal suo sito originale e ricostruita pezzo per pezzo pochi anni fa. Al suo interno, tramite uno spettacolo interattivo, è possibile rivivere una vera assemblea religiosa degli anni ’40, con tanto di predica, canti e musica. Molto, molto suggestivo.

birthplace

Tupelo Elvis BirthplaceTupelo Collage 1

Tupelo 2

Tupelo 2 Collage

Tra le cose migliori dell’Elvis Birthplace c’è il piccolo museo dedicato all’infanzia di Elvis e al concerto che tenne a Tupelo nel 1956, al vertice della fama, come ringraziamento alla sua comunità. Perché tra le cose migliori? Perché alla cassa c’è una fan della prima ora -tra i primi membri del fan club di Elvis- una signora che avrà ormai 80 anni e che dice di essere andata a scuola con lui. E perché nei bagni ci sono dei televisori che trasmettono Elvis non-stop. Fare quello che dovevo fare davanti a Elvis che canta My Way a Las Vegas con la pancia e l’occhio strafatto è una di quelle cose che mi porterò sempre nel cuore. God bless America.

E Elvis – amore mio – come dicevi sempre tu: “Until we meet again, may God bless you as he has blessed me.”

Tupelo 3

– Elvis è Dio!
– Non ce lo vedo Dio con la pancia e l’occhio strafatto a cantare My Way a Las Vegas.
(The Commitments)

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