Tarifa: last stop before Africa

Tramonto a Tarifa

È difficile parlare di Tarifa senza dare l’impressione di scadere in un’immagine da cartolina un po’ artefatta per il troppo entusiasmo. Potrei dirvi di immaginare mare azzurro, cielo terso senza una nuvola, stradine che si inerpicano acciottolate tra case candide dalle imposte colorate. Ristoranti che servono stuzzichini e birra a due euro affacciati su piazzette fiorite, buganvillee che arrivano a terra, il caldo dell’ora della siesta e lunghe spiagge di sabbia fine dove passare pomeriggi pigri al sole.

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Detta così, Tarifa potrebbe essere uno qualsiasi dei meravigliosi paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Grecia? Sicilia? Salento? E invece no. Perché Tarifa è diversa da qualsiasi altro posto. È tutto quello di cui parlavo poco fa, e molto di più. Punta estrema meridionale della Spagna, perla della Costa de La Luz, Tarifa è un pezzetto di Europa che si sente Africa, perché l’Africa è lì a due passi. È il punto in cui Oceano e Mediterraneo si incontrano e si scontrano generando correnti e venti furiosi che modellano alte dune di sabbia bianca, ogni giorno diverse, ma ogni giorno lì a ricordare che dall’altra parte del mare, a pochi chilometri, è già deserto.

Tarifa, Punta Paloma
Tarifa, Punta Paloma

Tarifa è mura medievali che sono Kasbah, arabeschi su piastrelle e cancelli in ferro battuto che  rivelano patii interni ombrosi, con piante e fontane a tenere lontano il caldo dell’Andalusia. Tarifa è movida della Spagna e luci del Marocco nella sera. È profumo di cous cous e di spezie. Odori e rumori tra i portici del mercato del pesce la mattina. È un tramonto così perfetto da spezzare il cuore, ma è soprattutto vento. Vento che spazza le strade e corre sulle dune di sabbia, si infila tra i vicoli bianchi di calce e colorati di fiori, tra i tavolini delle piazze e le grate delle finestre, portando al turista stupito il profumo del mare. E dell’Africa.

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Ed è a quel vento che soffia incessante tutto l’anno, che Tarifa deve la sua natura di vero melting pot d’Europa. Sì ultimo baluardo europeo prima del Marocco, porta sull’Africa e sulla cultura araba, ma anche enclave di giovani surfisti del Nordeuropa con la pelle indurita dal vento e i capelli schiariti dal sole. Inglesi, soprattutto, ma anche scandinavi e italiani. I primi che sono arrivati si sono fermati qui trent’anni fa e non se ne sono più andati, trasformando Tarifa in un luogo magico, sospeso tra tre culture – quella latina, quella araba e quella nordeuropea – che qui convivono pacificamente in un perfetto blend di estetica andalusa ed efficienza scandinava. Bazar marocchini e negozietti di artigianato dal sapore hippy, tajine berbere e torte inglesi, cerveza e tè delle cinque alla menta.

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Con la sua atmosfera rilassata e bohémienne, Tarifa è una boccata d’aria fresca dopo la giungla di cemento e locali pacchiani della Costa del Sol. Non ci sono palazzi sulla spiaggia, qui. E quelli delle periferie, dei rioni popolari, sono stati trasformati in opere d’arte a cielo aperto con la street art.

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Case popolari a El Carmen, periferia di Tarifa
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Case popolari a El Carmen, periferia di Tarifa

Specchio del Mediterraneo come crocevia di popoli, Tarifa è un vero e proprio assaggio di Marocco per le sue atmosfere, i profumi, i sapori, gli orizzonti. La radio che prende le stazioni marocchine restituisce i suoni di una lingua che parla già di deserto, e la musica araba ti trasporta con la mente verso notti esotiche che sanno di spezie e suq, riad e aranceti. Se il vento smettesse per un attimo di soffiare, allora si potrebbe quasi sentire il canto del muezzin arrivare dall’altra parte del mare. Ed è un attimo chiudere gli occhi e dimenticare di non essere poi così lontani da casa.

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