Stati Uniti: estate nel Sud

spanishmoss

Non è facile raccontare il caldo del Sud. Si sottrae a ogni canonica definizione. Non è afa che scioglie. Non è sudore che appiccica la pelle e rovina i capelli. Non è sole che brucia o respiro che si affanna. Non è sensazione fisica.

Il caldo del Sud è uno stato d’animo. È un modo di vivere. È una condizione che va oltre la pelle e che si muove nella pancia.

È luce accecante già alle nove del mattino, che a mezzogiorno brucia negli occhi, tra i capelli, e che nel pomeriggio si fa oro tra le foglie delle buganvillee, cercando testarda di farsi strada anche nell’ombra fitta dello Spanish Moss.

È afrore sensuale di odori così spessi che puoi toccarli, vita che esce dalla terra melmosa del delta e dalle acque scure del fiume, che sale lungo le gambe e si ferma tra le cosce, si adagia nel bacino e invita a muoverti.

È caldo fertile che un attimo prima di arrivare a spegnerti, ti accende. E tu ti fai gioia, e musica, e danza, e sesso, e vita.

È aspettativa del fresco della sera, tè freddo in una mano e ventaglio nell’altra. È languore che ti accompagna nel ventre buio della notte calda, profumo di gelsomino e frinire di grilli, e stelle.

È spinta che la domenica in chiesa ti fa alzare in piedi, mani al cielo, e gridare Alleluia!, Alleluia Dio per questo ritmo che non pensavo di poter sentire anche io, che sono più bianca del latte, eppure sono qui, e canto, e piango di vita, e lo so ora da dove la tirano fuori questa energia i neri, perché con un caldo così, o muori, o ti lasci portare, e balli.

E allora balliamo, balliamo per le strade di Charleston, Savannah, New Orleans. Che l’estate è ancora lunga, e non serve essere lì con i piedi, per sentire nello stomaco il caldo del Sud.

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