Prince Edward County

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Breve storia di come si viaggia – anche da sole – a caso, alla scoperta di strade e luoghi simili a quelli da cui si viene, ma dall’altra parte del mondo.

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Ecco. Immaginatevi l’aeroporto di Toronto, una valigia di medie dimensioni, una macchina a noleggio con il cambio automatico e una bionda che il cambio automatico non l’ha visto mai, neanche in cartolina. Ed è subito tutorial su youtube su come si guidano queste berlinone a due pedali (secondo questo principio siamo tutti potenzialmente medici, cuochi, pastori, giardinieri, esperti di cucito etc…EHPPERO’ NO, fortunatamente). Poche ciancie e parecchie imprecazioni dopo, più che altro per come NON si apre il baule, parto! Per sicurezza faccio due o tre giri dell’aeroporto con la mia nuova macchinina fiammante, giusto per prendere confidenza con i pochi pedali, poi finalmente… l’autostrada. Mi avevano avvertito tutti che uscire da Toronto sarebbe stato devastante, ma a me chemmifrega?! Alla radio passano Summer of ’69 di Brian Adams e io mi sento subito parte di questa grande nazione, oltre che in modalità esibizione canora livello pro.

Beh dai, le sei corsie con sorpasso random non sono poi così male, peccato per quei lavori, in quello snodo, con quei 24 (sì 24) incidenti segnalati sul servizio traffico. No ma tutto bene, non benissimo, ma bene. Tre ore fermi, se non consideriamo un taglio in diagonale delle sei corsie per potermi accostare a far pipì nel fosso accanto alla strada accompagnata dalle clacsonate dei camionisti, che comunque sono rispettosi e cortesi.

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Piccola nota: di là dall’Atlantico se c’è un incidente non fanno in modo di veicolare il traffico verso una corsia in particolare, proprio a causa dei sorpassi possibili sia a destra che a sinistra, per sicurezza chiudono tutte le corsie e si resta fermi dove si è finché l’incidente non è risolto.

Per un tragitto di circa 200 km ci metto 5 ore, ma non importa: sono abituata e non mi corre dietro nessuno. La partenza è da Toronto, come detto poco fa, l’arrivo è Belleville, una piccola cittadina sul lago Ontario, proprio di fronte alla penisola della Prince Edward County, che è poi la mia meta.

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La Prince Edward County (da non confondere con la Prince Edward Island, che è quella molto più a nord, patria di Anna dai capelli rossi, fari e coste incantevoli) è una piccola penisola sul lago Ontario, o meglio un’isola, collegata alla terra da un paio di striscie di sabbia.

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Scoperta per caso mentre preparavo il mio itinerario, è caratterizzata da una sviluppata produzione vinicola e quindi una forte tradizione enogastronomica. I terreni di questo pezzetto di Canada sono molto simili a quelli della Borgogna francese, e anche come latitudini siamo più o meno lì, ma il clima è completamente differente. I canadesi si sono prodigati negli ultimi anni, migliorando costantemente i metodi di coltivazione e vinificazione. La produzione di vino è quindi caratterizzata da uvaggi molto noti e a noi familiari: merlot, chardonnay, pinot grigio , cabernet franc e riesling sono le uve più coltivate, ma non aspettatevi né i sapori, né il corpo, né gli aromi, né i colori a cui solitamente assocereste questi vini. Il clima assai meno clemente di quello francese rende il vino qui molto diverso, eppure estremamente buono e apprezzabile. Come si suol dire, i canadesi han fatto di necessità virtù. I rossi sono davvero buoni, ma è sui bianchi e sui rosé che danno il meglio, almeno secondo me.

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La prince Edward County non è molto popolata: qualche paesino – sul lago – molti domain del vino, parecchi caseifici (altra caratteristica di questa zona) e tante, davvero tante, gallerie d’arte. In cittadine da quattro strade le gallerie che propongono esposizioni di artisti locali (scultura, pittura, ma anche lavorazione del vetro e piccoli prodotti artigianali come gioielli e bigiotteria) si trovano sempre in numero inspiegabilmente alto.

Per quanto piccola, la contea propone paesaggi diversi: dalle dolcissime colline delle vigne, alle spiagge bianche della costa sul lago, ai molti piccoli parchi naturali. Ci sono diversi tour organizzati per tappe in base al vostro interesse; potete infatti scegliere il tour enogastronomico che vi permette di gironzolare per le strade della penisola da un domain all’altro o di fermarmi a mangiare quintali di formaggio, oppure il tour dedicato all’arte e alle gallerie, o anche quello dei parchi. In ogni caso i siti degli enti turistici della Prince Edward forniscono mappe ed indicazioni dettagliate e semplici. Io avevo scaricato la mappa dei principali domain (ovviamente avevo scelto il giro del vino) a casa prima della partenza, ma come mio solito ho preferito girare a caso per le poche strade della contea… e alla fine le mie 17 degustazioni in una giornata le ho fatte!

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I parchi naturali sono tutti raggiungibili in auto e facilissimi da trovare. Io sono stata al Sandbanks Provincial Park: si tratta di una striscia di terra che si affaccia sul lago,  con sabbie chiarissime e finissime, alle spalle delle quali trovate dei boschi di basse conifere e dune di sabbia. Un posto stranissimo per me, abituata a laghi come quelli del nord Italia. Il paesaggio toglie il fiato. Era settembre, la spiaggia deserta. Un incanto davvero.

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La zona ha una superficie limitata, quindi facilmente esplorabile. Tuttavia, se siete alla ricerca di scorci di lago che non siano quelli offerti dai parchi provinciali, rassegnatevi all’idea che dovrete andare a bussare a casa della gente per poter entrare nei loro giardini. Io l’ho fatto, credo che mi abbia accolto Clint Eastwood o il sosia ufficiale, che mi ha lasciato fare qualche foto dal suo giardino, in una bellissima luce del tramonto.

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Seppur piccina però, la contea offre tutto quello che vi serve per mangiare, dormire, ristorarvi e fare shopping. Nelle stagioni più affollate dai turisti ci sono anche molte fiere ed eventi. Visistate Bloomfield, Wellington e la più grandicella Picton.

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Questo piccolo tour porta via al più un giorno e mezzo, ma vale la pena, se passate da queste parti, concedervi la pace di questi luoghi e il profumo di questi vini.

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