India, templi e gelsomino

Passeggiando per le strade dell’India del sud, le prime particolarità che balzano all’occhio sono sicuramente le ghirlande di fiori colorati, usate per decorare luoghi di festa e per adornare templi, statue, macchine e risciò. Dietro a queste meraviglie floreali c’è la mano di abili fiorai che con maestria legano e intrecciano colori, sogni, aspettative, devozione e -nel mio caso- ricordi.

L’odore del gelsomino ha inaugurato molte delle mie mattine indiane e ancora oggi, passando vicino ad una pianta ai bordi della strada, ritorno con la mente alla bancarella del fiorista di Kannur, uomo dalle innumerevoli abilità artistiche, tra le quali annovero in particolare quella di saper regalare sorrisi.

Nel caso in cui siate dotati di un naso in grado di scindere nettamente i buoni odori da quelli cattivi (beati voi), la costante olfattiva delle vostre giornate sarà il profumo di spezie, gelsomino e incenso, effluvi che vi spingeranno quasi inconsciamente nell’universo della devozione. Se siete alla ricerca di una “spiritualità” blanda, sappiate che in India la potrete trovare davvero dietro ad ogni angolo di strada. Se invece di quest’ultima vi affascinano in particolare le prove tangibili (architettoniche), posso darvi qualche dritta su Kerala e Karnataka, gli stati che ho visitato nei miei due mesi di permanenza nell’India del sud.

Partiamo dalla carismatica Mysore, nel Karnataka. La città dei guru dell’ashtanga yoga, è nota anche per la produzione di legno di sandalo, di incenso e -per le amanti dello shopping- di preziosi tessuti di seta. Per quanto non mi entusiasmi passare ore all’interno di edifici, una visita al palazzo del Maharaja qui è quasi d’obbligo; magari di domenica verso sera, quando la sua facciata si accende come un albero di Natale con migliaia di luci colorate.

Per qualche arcano motivo intendete chiedere aiuto agli dei? Siete nella terra giusta, purché vi comportiate da pellegrini. Salite quindi a piedi i mille gradini che conducono alla cima di Chamundi Hill, per visitare il tempio Sri Chamundeswari, con il suo gopuram (torre monumentale posta all’entrata di ogni tempio) a sette piani e alto circa 40 m. Il panorama è mozzafiato, da qui si domina la città. Al ritorno vi imbatterete nell’immensa statua di Nandi, il toro a cui Shiva era solito chiedere un passaggio. A voi non lo darà di sicuro, quindi se avete le gambe a pezzi affidatevi a degli auto risciò e fatevi portare di corsa al Devaraja Market ,uno dei bazar più colorati che abbia mai visto!

Quando dico di corsa non prendetemi alla lettera: che non vi salti mai in mente di chiedere a un indiano di guidare velocemente. Avete presente l’espressione atterrita di Julia Roberts seduta sul sedile posteriore di un taxi indiano nel film “Mangia prega ama”? Ecco, quella sarà anche la vostra espressione per tutta la durata del soggiorno quando vi toccherà affidarvi a dei taxi.

Mysore può diventare anche il vostro punto di partenza per visitare il nord di questa splendida regione, e più precisamente il distretto di Hassan, sede delle antiche capitali della cultura Hoysala, che governò su gran parte del Karnataka dal X al XIV secolo. Decisamente attenti ai particolari, i maestri Hoysala ci hanno lasciato in eredità gli splendidi templi Chennakesava di Somanathapura e Belur (ancora utilizzato quotidianamente se vi interessa assistere a delle puja) e quello di Hoysaleshvara ad Halebid, per citarne alcuni. Le mura esterne di questi templi sono finemente intagliate in un intricato sistema di sculture raffiguranti l’epica indù, danzatori rituali e personaggi del Kamasutra.

Sravanabelagola da più di duemila anni è un centro di pellegrinaggio per i fedeli Giainisti. D’accordo, dovrete salire a piedi scalzi (lo vuole la tradizione) 660 gradini, ma posso assicurarvi che ne vale assolutamente la pena. Qui potrete ammirare in tutta la sua nudità la statua monolitica di Lord Gomateshwara, noto come Bahubali, figlio del primo dei 24 Tirthankara (umani illuminati). Alta circa 18 metri, con le sue 80 tonnellate è considerata la più grande statua di pietra monolitica del mondo. Qui ogni dodici anni, milioni di fedeli (e di curiosi) si recano in pellegrinaggio per assistere al Mahamasthakabhisheka, cerimonia durante la quale Bahubali viene asperso con liquami vari e decorato con polveri, pietre preziose e vetri colorati. Se non avete fretta di partire, la prossima celebrazione si terrà nel 2018.

Nella regione del Coorg, nota per le piantagioni di spezie e caffè delle sue alture, è possibile fare un salto spazio temporale. Dove? In Tibet. La comunità di Bylakuppe, ospita infatti numerosi profughi in fuga dall’occupazione cinese Qui, in un’area di 1200 ettari messa a disposizione dal governo del Karnataka, sono sorti diversi villaggi e monasteri. Il più famoso è sicuramente il Namdroling Monastery, con il monumentale Golden Temple e il suo Buddha di 18 metri placcato oro. Il suono dei gong, dei tamburi e i canti intonati dai giovani novizi vi aiuteranno a ritrovare la pace.  Ah,la pace no. Non credo molto agli slogan che invitano a ritrovare se stessi in vacanza.  La pace, la curiosità, la tolleranza e la capacità di stupirci ce le dobbiamo infilare in valigia prima di partire. In fin dei conti aveva ragione il caro vecchio Emerson quando affermava: Per quanto viaggiamo in tutto il mondo per trovare ciò che è bello, dobbiamo portarlo con noi oppure non lo troveremo.”

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