Italian Book Challenge: cos’è, come partecipare, perché partecipare.

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L’Italian Book Challenge  è una sfida di lettura ideata da una serie di librerie indipendenti su tutto il territorio nazionale, nata con lo scopo di promuovere la lettura e l’acquisto dei libri in realtà che vanno al di là delle grandi catene o (mi sento un po’ male anche a scriverlo) dei supermercati. Per portare linfa vitale alle librerie di quartiere che se la sono vista abbastanza brutta negli ultimi anni, sostanzialmente.

L’idea è nata dalla Libreria Volante di Lecco e si è diffusa rapidamente fino a coinvolgere altre 182 librerie, nelle quali è possibile recarsi per ritirare la propria tessera e iniziare a “giocare”. Si tratta di acquistare e leggere nel minor tempo possibile il maggior numero di libri rientranti nelle 50 categorie previste dalla sfida. Si va da “un classico che avresti dovuto leggere al liceo” a “Un libro che puoi finire in un giorno”, da “Un libro ambientato in una città che ami” a “Un libro per bambini scritto in stampatello”.

Chi riesce a leggere di più, più in fretta, e “meglio” (perchè ai fini della valutazione conta anche la qualità del commento su ogni libro) diventa iperlettore, superlettore o megalettore a seconda che si posizioni al primo, secondo o terzo posto. Vengono premiati lettori fino alla 26ma posizione.

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Come funziona? In realtà è abbastanza semplice e non è niente di diverso da quello che alcuni blog di libri stranieri (bookriot.com, ad esempio) invitano i propri lettori a fare individualmente. La differenza è che qui a organizzarlo sono le librerie, quindi i libri vanno comprati, punto, mentre se uno scegliesse di fare una semplice sfida con se stesso potrebbe benissimo andare in biblioteca, farsi prestare i libri, sceglierli dalla pila sul comodino dei mai letti. E qui le prime critiche di qualcuno. E vabbè, se si vuol fare gara a livello nazionale e vincere pure qualcosa, perché in palio ci sono dei premi, cioè fino a 30 libri per il primo classificato, la possibilità di diventare giurato del Premio Sinbad e di vedere il proprio nome e i propri commenti sulle fascette dei libri in tutta Italia, bisogna pure fare un piccolo investimento. No pain, no gain, a una certa. Tra l’altro non sta scritto da nessuna parte che si debbano acquistare solo libri appena usciti e rilegati, quindi con un po’ di attenzione si può evitare di spendere una fortuna.

Quindi: si va in una delle librerie aderenti, si scelgono uno o più libri rientranti nelle categorie, si ritira la scheda di partecipazione su cui il libraio metterà sulla casellina di ogni categoria riempita timbro e data di acquisto, si legge, si segna la data in cui si è terminata la lettura e poi si scrive un breve commento (dai 100 ai 300 caratteri, praticamente tre-quattro righe belle piene, niente di impossibile). A dicembre vengono ritirati commenti e tessere, e si procede con il decretare il vincitore.

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Ora: perché uno dovrebbe prendersi la briga di fare questa cosa? È davvero questo il modo di avvicinare alla lettura chi non prende in mano un libro dalla terza media? No, probabilmente no. Quasi sicuramente chi parteciperà sarà già un lettore forte, di quelli che se non 50 libri all’anno, almeno una ventina li macinano senza problemi. Chi ha trovato bellissimo le Sfumature e l’ultima volta che aveva letto qualcosa era il Cioè, probabilmente continuerà ad andare avanti senza neanche sapere dell’esistenza, di questa sfida. Però è un modo per aprire gli occhi di quei lettori forti sul mondo del monopolio editoriale nella distribuzione, che ha assunto nell’ultimo anno dimensioni preoccupanti (la questione della fusione Mondadori Rizzoli dovrebbe farci venire a tutti i peli ritti sulla schiena come ai coyote). È anche un modo per spingere chi ama i libri a sfondare quelle barriere mentali che ci auto-imponiamo senza neanche che ce ne accorgiamo: no io Italiani no (sono io, ciao ciao), graphic novel bah, libri di fantascienza meh, etc. etc. E poi è un gioco, le librerie indipendenti non le vogliamo lasciare morire, e se ci stanchiamo non abbiamo firmato niente che ci obblighi a finire (che è il mio mantra personale di eterna inconcludente).

Detto questo, io parteciperò (vista la mia costanza nelle cose mi do circa tre mesi, due se sono nervosa per l’esame di Letteratura Inglese per cui devo già leggere tutto il leggibile scritto oltremanica tra il 1800 e il 1930) e aggiornerò la sezione Libri del blog con le scoperte che mi aspetto di fare.

Categoria n. 49: “Un libro che parla di matematica”. Ma siamo seri?

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