Viaggi letterari: magnifica ossessione

Cattedrale di Whitby, nello Yorkshire, dove è in parte ambientato Dracula di Bram Stoker.

Mi sono resa conto che la maggior parte dei miei viaggi, che coprano tre settimane o un week end nemmeno lungo, partono da un libro. C’è una costante che accomuna sostanzialmente ogni mio spostamento autonomamente e consapevolmente deciso (la precisazione è per eliminare dal discorso i fine settimana devasto a Formentera o Amsterdam per feste di laurea/compleanni/addii al nubilato propri o delle amiche), ed è quella letteraria.

Ci sono viaggi che nascono con il solo preciso scopo di andare a immergersi fino al midollo nelle atmosfere di un’opera o di un autore che ho particolarmente amato: è il caso dello Yorkshire di Cime Tempestose, della Salinas di Steinbeck o della Whitby di Bram Stoker (mai regalo di compleanno fu più apprezzato, grazie).

Cattedrale di Whitby, nello Yorkshire, dove è in parte ambientato Dracula di Bram Stoker.
Cattedrale di Whitby, nello Yorkshire, dove è in parte ambientato Dracula di Bram Stoker.

Poi ci sono quei viaggi che, pur essendo più articolati, hanno avuto più o meno inconsciamente alla base della loro genesi il fascino esercitato per anni da determinate epoche storiche, da alcune ambientazioni, da certi filoni letterari: la Londra Vittoriana, il Sud degli Stati Uniti, la Scozia dei castelli…

E infine ci sono gli altri viaggi, quelli nati con tutt’altro scopo ma in cui con astuzia e perizia ed unendo sempre un poco di furbizia (…) riesco a infilare la capatina nella casa natale di uno o nel museo sulle opere dell’altro. Ad esempio: sei a New York e vuoi non fare il tour del Lower East Side dove abitava il piccolo Lord prima di diventare il piccolo Lord (roba di un certo spessore, me ne rendo conto)? Vai a New Orleans e vuoi non fare quella deviazione da niente di 800 km per andare ad Atlanta a visitare la casa museo di Margaret Mitchell per poi trovarla chiusa (a true, sad story)?

A volte invece le cose possono funzionare al contrario: scelgo una destinazione per i motivi più disparati, e poi mi metto in testa di leggere tutto lo scibile sulla meta in questione. Quindi muovendomi con grande anticipo compro nei mesi che precedono la partenza un numero di libri che varia dai 5 ai 15 (guide escluse) e puntualmente mi ritrovo a iniziare il capitolo 3 del primo libro della pigna solo sull’aereo.

In effetti (è banale e me ne rendo conto, ma tant’è…), viaggi e libri sono fatti della stessa materia: la curiosità, il desiderio di scoprire altro rispetto a quello che siamo o che viviamo, la voglia di abbandonare i porti sicuri alla volta di ciò che ancora non conosciamo. Risulta quindi normale che un lettore seriale sia anche un viaggiatore appassionato e viceversa, secondo quel famoso motto usato e abusato (grazie Pinterest) per cui “The world is a book and those who do not travel read only a page”.

source: Etsy.com
source: Etsy.com

Poi mi ricordo di Emilio Salgari e della famosa storia per cui non si era mai allontanato dal suo salotto e dalla biblioteca di Torino per scrivere, e tutto quello che ho detto fino ad ora non ha più molto senso.

One thought on “Viaggi letterari: magnifica ossessione”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *